
Si è spento questa mattina a Roma il trombettista, compositore e conduttore radiofonico Rai, Nunzio Rotondo, aveva 84 anni.
Nunzio Rotondo si è imposto all'attenzione internazionale fin da quando partecipò, in rappresentanza dell'Italia, al "Festival del Jazz" di Parigi e con il suo concerto ottenne il trionfo tra gli applausi di un pubblico colto (e anche diffidente) che affollava la Salle Pleyel. Di lui scrisse, in termini entusiastici, anche il critico musicale del "Figaro" che definì Rotondo "la risposta europea al jazz di Miles Davis". In effetti Rotondo ha da sempre trovato in Davis un punto di riferimento e gli stimoli per rintracciare un proprio personale percorso. Percorso che lo ha portato in giro per il mondo accanto ai più importamnti solisti europei e statunitensi (citiamone due per tutti: Dizzy Gillespie e Sonny Rollins). Anche il sommo Duke Ellington lo invitò a far parte della sua orchestra durante una tournée italiana. Rotondo ha inventato il jazz moderno, quello dei Gillespie, dei Davis, dei Konitz, Nunzio ha fatto studi regolari e si è diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia, naturalmente a pieni voti. Le sue trasmissioni radiofoniche, nelle quali alternava alla musica lunghi e intelligenti monologhi colloquiali con il suo pubblico, erano seguite (anni Ottanta) anche dal presidente “partigiano” Sandro Pertini. Nacque un’amicizia epistolare, poi finalmente Nunzio conobbe di persona il grande vecchio. Quando raccontava di Pertini si commuoveva: “Ma sapete che significa sentirsi elogiati (non dico ammirati) da un uomo di quel calibro, di quella cultura? Pertini era un uomo cordiale, profondamente gentile, aggiornato su tutto. Tra i suoi hobby c’era anche il football (ricordate il suo entusiasmo durante i campionati del mondo?) e infine il jazz, che forse aveva ascoltato quando negli anni della Resistenza seguiva le trasmissioni di Radio Londra, il colonnello Stevens, il premier Winston Churchill e talvolta l’orchestra di Glenn Miller”. La storia di Nunzio Rotondo si può ridurre, mi si conceda il luogo comune, in una frase, la solita ma la più efficace: “una vita per il jazz”. In realtà è proprio Rotondo che ha dato un indirizzo a tutto il jazz italiano dagli anni Cinquanta in poi. Decine di solisti, non solamente trombettisti, hanno tratto insegnamento da lui, cercando di imitarlo nel fraseggio, nel suono, nello stile. Qualcuno c’è quasi riuscito e ha fatto strada. Ma nessuno raggiungerà la sua classe inimitabile, nessuno riuscirà mai a riproporre quella vena poetica e lirica che fanno dello “stile Nunzio Rotondo” qualcosa di unico e irripetibile. (Ritratto di Nunzio Rotondo scritto da Franco Mondini)
Mi ricordo benissimo che Nunzio-san disse sempre «JAZZ E AMORE».
Abbiamo perso un grande personaggio pieno di poesia. Riposa in pace Nunzio-san, la tua musica ci rimarrà per sempre. Ti abbraccio...
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